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Storie di donne: Mei

Questa settimana Marta ci racconta la storia di Mei.

Mei è cinese, vive in Italia da pochi anni. Porta il suo bimbo a scuola. Il bimbo ha dei comportamenti particolari… chiediamo il colloquio. vengono entrambi.
Lei è preoccupata lui sdrammatizza. Dice che è ancora piccolo.
Lei sembra piccola piange è sperduta qui in Italia non ha la famiglia. Non sa come si cresce un bambino. Chiama la sua mamma per confrontarsi ma è lontana.
Passa il periodo dei lockdown. Lo ritira e lo riporta dopo due anni.
È cambiata. Sembra più sicura. Combatte per il figlio. Chiediamo ancora un colloquio e lei arriva già con il referto del neuropsichiatra. E’ andata privatamente. Questa volta non si ferma. Va dal pediatra e prenota gli appuntamenti. Ci vuole tanto tempo. Non può permettersi altre visite private.
È preoccupata ma vuole andare in fondo alla questione.
Diceva di non sapere fare la mamma… ma sembra che ci stia riuscendo.

Noi educatrici dalla porta vediamo tante cose…e alcune per noi sono fonte di sofferenza, altre no. Vediamo principalmente storie a pezzi che potremmo facilmente giudicare.
Ma vediamo tanta ma tanta umanità e tanta ma tanta ingiustizia.
Sappiamo molto e poco contemporaneamente.
Possiamo fare tanto, ma è sempre poco. Perché dove c’è ingiustizia sociale puoi solo mettere delle pezze.
Alcune mamme che sono passate fino ad oggi hanno preso lezione di italiano…e perfino la patente. Altre no.
Ma dovunque ci sono luoghi dove si cerca di aiutare, dove si fanno lezioni d’italiano per stranieri, dove la speranza è che la lingua appresa diventi una svolta nel prendere parte alla vita, all’autonomia e alla libertà

La nostra amica Marta insegna in una scuola materna dove, quotidianamente, si relaziona con donne migranti (mamme, ma non solo). Ci racconta le loro vicissitudini in poche, intense, righe di testo che riescono a cogliere l’essenza della loro fragilità e della loro forza.