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Come aiutare le donne afgane

La caduta dell’Afghanistan nelle mani dei talebani sta spingendo migliaia di persone a cercare una via di uscita dal Paese.

All’interno dell’Afghanistan la situazione è sempre più difficile per le migliaia di persone che tentano di lasciare il Paese. I talebani hanno piazzato diversi checkpoint lungo le strade che portano all’aeroporto di Kabul, controllano chi vuole entrare nello scalo e impediscono a molti di raggiungerlo, rendendo ancora più difficile le già caotiche operazioni di evacuazione degli americani e degli alleati Nato. Il presidente americano Joe Biden ha detto che con il ponte aereo delle forze armate Usa sono state evacuate 13mila persone dal 14 agosto e 18mila da luglio.

In tutti i casi è una situazione con tanti disperati che vogliono attraversare comunque il confine per evitare di avere a che fare con i talebani. Alcuni di loro già sanno di essere condannati a morte se vengono presi.

Come aiutare le donne afghane: qualche modo per sostenere alcune organizzazioni che in questi anni si sono occupate dei loro diritti e della loro emancipazione.

Le donne sono tra i soggetti più in pericolo dopo l’ascesa dei talebani in Afghanistan.

In Afghanistan è in corso una grave crisi umanitaria dopo il ritorno violento al potere dei talebani. In questi giorni a Kabul abbiamo visto episodi di caos e scene strazianti di persone che cercano in ogni modo di lasciare il paese, anche attaccandosi agli aerei o gettando letteralmente i propri bambini in braccio ai militari in partenza.

Mentre i più fortunati riescono a essere evacuati, in molti sono costretti a nascondersi. Le promesse dei talebani di non condurre rappresaglie si stanno già sgretolando di fronte alle notizie che arrivano da Kabul di ricerche casa per casa per trovare chi ha collaborato con gli occidentali negli ultimi vent’anni.

A temere la violenza del gruppo islamista e la stretta applicazione della sharia, la legge islamica, sono anche tantissime donne che, soprattutto nelle città – e a Kabul in particolare – in questi anni hanno faticosamente studiato, lavorato, fatto impresa e si sono emancipate. Con tutta la probabilità non potranno più farlo e saranno in pericolo di severe pene.

Molte donne afghane sono già in difficoltà. Secondo Shabia Mantoo, portavoce dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’80% delle quasi 250.000 persone in Afghanistan che sono state costrette a fuggire dalle proprie case dalla fine di maggio sono donne e bambini.

Per chi volesse contribuire a sostenere le donne afghane, c’è la possibilità di farlo.

L’organizzazione RAWA (Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afghane) è il gruppo afghano più importante per la difesa dei diritti delle donne. E’ nata come movimento femminile, autorganizzato, di resistenza all’occupazione sovietica. Dagli anni Settanta in Afghanistan è impegnata nella lotta per i diritti delle donne, per la loro autodeterminazione e quella del loro paese e da sempre lavora in clandestinità. Insieme ai progetti concreti di sostegno e aiuto affianca un intenso lavoro politico. Potete leggere un interessante articolo pubblicato sul Post qui>> mentre qui potete trovare il loro sito>> e qui il loro blog>>

In alternativa si può fare una donazione a Pangea Onlus, un’organizzazione italiana che lavora dal 2003 in Afghanistan aiutando donne povere nell’alfabetizzazione e fornendo loro anche microcrediti per iniziare un lavoro in proprio. Nei giorni scorsi ha raccontato bene sui social della difficoltà che la sua squadra a Kabul sta incontrando e dei problemi che dovrà affrontare prossimamente. Maggiori informazioni su come aiutare si trovano sul sito>>.

L’associazione Cac-tus.org già si occupa di donne e migrazioni con attività e proposte, tra cui:

Corsi di italiano
A cadenza settimanale con due differenti fasce orarie, lezioni di gruppo composte da max 10 persone. Un referente interno coordinerà un corpo di insegnanti volontari con esperienza per sistematizzare un programma scolastico di un anno, con l’obiettivo di portare la conoscenza della lingua italiana parlata e scritta al livello necessario per poter consentire alle persone di lavorare ed essere autonome
Sportello legale
A cadenza settimanale un legale sarà a disposizione gratuitamente per assistere le donne per tutte le questioni amministrative e legali nel periodo di transizione affinché possano integrarsi nella società
Sportello di informazione socio-sanitaria
A cadenza bisettimanale un info point per le questioni socio-sanitarie affinché le donne sappiano come orientarsi e agire nei propri bisogni sanitari, o possano essere correttamente indirizzate presso strutture che erogano servizi sociali o ambulatori competenti
Sportello di ascolto attivo
A cadenza bisettimanale uno sportello gestito da un gruppo di counselor e un psicoterapeuta per sostenere le donne dal punto di vista emotivo e fornire un supporto alla pianificazione di un percorso di integrazione

Aiuta Cac:tus nello sviluppo dei progetti a favore delle donne migranti e rifugiate
DONA SUBITO – con carta di credito o paypal
Con un bonifico bancario – IBAN IT76K0521601609000000006010 presso Credito Valtellinese
Con il 5 x 1000 – sulla tua dichiarazione dei redditi scrivi il codice fiscale 97870250152